Attacchi di panico: la mia esperienza - prima parte

esperienza attacchi di panico
Prima parte dell'autointervista che racconta la mia esperienza personale con gli attacchi di panico e l'ansia: qui ti racconto del mio periodo negativo


Caro lettore di Ansiaeattacchi di panico.com, in genere non mi piace espormi e raccontare troppo di me. Un po' perchè sono abbastanza riservata, e un po' perchè preferisco mettere al centro dell'attenzione gli argomenti trattati all'interno del sito. D'altra parte, questo è un sito che cerca di fornire informazioni, consigli e tecniche utili per affrontare al meglio i problemi ansia e attacchi di panico e per ritrovare il benessere mentale; quindi è di questo che si parla, tramite articoli, consigli, racconti e quant'altro.


Questa volta, però, ho deciso di fare un'eccezione. Il motivo è che raccontarti la mia storia - attraverso un'autointervista - è il miglior modo che mi viene in mente per parlare dell'argomento di cui tratta questo sito, ovvero l'ansia e gli attacchi di panico
Io ne ho sofferto per diversi anni in modo piuttosto intenso, ma piano piano sono riuscita a venirne fuori, e adesso riesco a gestire le situazioni ansiose in modo del tutto normale e sereno. Spero che la mia testimonianza possa in qualche modo donare un pizzico di speranza a chi si sta vivendo una situazione di questo genere, e dentro di sè teme silenziosamente che la sua vita non potrà mai tornare ad essere quella di prima.


1) Quando è stata la prima volta che hai avuto un attacco di panico? 

Avevo 16 o 17 anni, ed ero a scuola. Stavo seguendo la lezione di italiano, quando all'improvviso ho cominciato a sentirmi male. Non riuscivo più a deglutire bene, il cuore mi batteva all'impazzata e respiravo a fatica. Avevo le braccia e le gambe completamente informicolate, e la stanza sembrava ruotarmi attorno. Mi sono alzata a fatica e sono uscita fuori dalla classe, mentre un'idea spaventosa attraversava la mia mente: stavo per morire, ne ero sicura.

Con un filo di voce ho chiesto al mio insegnante di chiamare un'ambulanza. Ricordo che mentre mi portavano in ospedale distesa su una barella, una signorina mi chiese di elencarle i sintomi che avevo, e dopo averli sentiti sussurrò qualcosa del tipo "Dev'essere un po' di ansia". Ricordo anche che, una volta arrivata in ospedale, dopo avermi somministrato un calmante e dopo aver scambiato qualche parola con mia madre, mi rispedirono a casa, con le idee terribilmente confuse e una gran paura in corpo.

Il periodo successivo al primo attacco di panico è stato terribile, senza dubbio uno dei più bui della mia vita. Le uniche cose che avevo ottenuto dai medici a cui mi ero rivolta erano una boccetta di calmante Lexotan e poche informazioni frammentate sul perchè mi capitassero quegli inquietanti episodi ansiosi. Mi era stato detto che probabilmente attraversavo un periodo di stress che il mio organismo non era in grado di gestire, e che quindi trovava sfogo proprio in quegli attacchi improvvisi e violenti. Mi dissero anche che qualche goccia di Lexotan all'occorrenza avrebbe riportato la situazione sotto controllo, anche se dal mio punto di vista un semplice medicinale non bastava di certo a sciogliere i miei dubbi e a fornire risposta al guazzabuglio di domande che mi frullavano per la testa.


2) Come sono andate le cose negli anni successivi?

Tra alti e bassi, e durante i bassi mi sono sentita molto sola. Non perchè amici o famigliari non mi stessero vicino, ma perchè nessuno di loro era davvero in grado di capire cosa stessi passando. Vivevo attaccata alla boccetta del calmante Lexotan, aspettando con terrore che arrivasse l'ennesimo attacco di panico; era come trovarsi sul bordo di un precipizio aspettando di cadere giù in fondo, per poi risalire a fatica aggrappandosi alle rocce con le unghie. 

Alcuni compagni di classe mi deridevano dandomi della pazza, un'insegnante era addirittura arrivata a dirmi che dovevo smettere di drogarmi. C'era una gran confusione in merito alla mia situazione: chi non sapeva cosa fosse un attacco di panico - ed erano in molti - mi vedeva come una ragazza strana piena di problemi mentali, e non come una semplice adolescente in un momento difficile della sua vita.

Anche se gli attacchi d'ansia si presentavano più o meno sempre allo stesso modo, ogni volta che se ne arrivava uno tornava anche la paura di impazzire e di morire. Ad un certo punto nemmeno le gocce di calmante bastavano più, perchè nella mia testa si era instaurato il dubbio che non funzionassero, e a volte questo pensiero era sufficiente per farlo accadere sul serio. Mi sentivo spaventata, confusa, e non vedevo alcuna via d'uscita.


3) Quali sono stati i momenti più brutti?

Tutte le volte in cui mi prendeva un attacco di panico particolarmente violento e correvo al pronto soccorso pensando di morire. Lì, solita visita, solito calmante e via di nuovo a casa, a ricominciare tutto da capo cercando per l'ennesima volta di scacciare l'ansia e i suoi demoni. I periodi in cui, ancora più fragile del solito, avevo perfino paura ad uscire di casa e me ne stavo rintanata nel letto, piangendo e chiedendomi come e perchè fossi finita dentro a quell'incubo senza fine. A volte mi facevo assalire anche dall'ipocondria e mi convincevo di avere ogni possibile malattia.

L'attacco d'ansia che mi venne mentre ero in un bosco, luogo privo di vie di fughe immediate e di un pronto soccorso in cui rifugiarmi: mi sembrava di girare una sorta di film dell'orrore, dove sai che non hai scampo dal male, ma continui ugualmente ad annaspare nel buio in cerca di un'appiglio. Quando, in un ospedale, la testa iniziò a girarmi così vorticosamente che dovetti gettarmi a terra per paura di cadere. Ricordo come fosse ora la gente che, passando, mi guardava incuriosita, e io che distesa sul pavimento continuavo a ripetere al mio ragazzo "Non preoccuparti, non è niente, sto bene, non sto per morire". La cosa bella è che adesso riesco perfino a sorridere pensando a quell'episodio...


Finisce qui la prima parte di questa autointervista, che parla della mia esperienza personale con l'ansia e gli attacchi di panico. Qui trovi la seconda e ultima parte: quella positiva, che racconta di come ne sono uscita e di com'è stata e com'è la mia vita "dopo". Se desideri condividere domande, dubbi, esperienze personali o altro, puoi utilizzare l'area commenti sottostanti.